Recovery Fund, a Bruxelles si decide: tutto pronto per il ‘D-Day’ dell’Unione Europea

ROMA – Sta arrivando quello che David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ha definito il “D-Day” dell’Unione Europea. Domani e sabato a Bruxelles ci sara’ infatti il Consiglio europeo con tutti i primi ministri e i capi di governo europei che si riuniranno di persona (per la prima volta dallo scoppio della pandemia) per discutere di Next Generation Eu, il Recovery fund studiato della Commissione europea.

Si tratta di un pacchetto che si ispira alla proposta franco-tedesca, con un’entita’ di 750 miliardi di euro e una proporzione tra trasferimenti a fondo perduto (500 miliardi) e prestiti (250 miliardi). L’obiettivo che sta dietro a Next Generation Eu non e’ solo aiutare i Paesi a uscire dalla crisi del coronavirus, ma anche ripianificare il futuro, che dovra’ essere piu’ tecnologico, verde e sostenibile.

Le istituzioni europee, nella figura dei loro presidenti, si sono gia’ sbilanciate in favore del Recovery Fund, incoraggiando gli Stati membri a trovare un accordo durante il vertice al via domani. Al tavolo ci saranno, pero’, due fazioni: da una parte gli Stati del sud, guidati da Italia, Francia e Spagna; dall’altra quelli del nord, cosiddetti “frugali”, in cui figurano Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca. Nelle ultime settimane, i Paesi frugali hanno criticato il Recovery Fund, in particolare i trasferimenti a fondo perduto, e hanno chiesto un ridimensionamento degli aiuti che l’Europa intende stanziare per l’emergenza coronavirus.

Per questo e’ partito un lavoro diplomatico per convincere questi Stati ad abbandonare le loro posizioni, non solo per il bene dei Paesi piu’ in difficolta’, ma per il bene e il futuro di tutta l’Unione Europea. La serie di incontri che il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha fatto in giro per l’Europa con i suoi omologhi avrebbe avuto proprio questo scopo: convincere tutti a proseguire uniti verso una stessa direzione.

La volonta’ di Conte e’ chiudere in fretta e senza compromessi al ribasso, perche’ sul piatto – il premier ne e’ convinto – c’e’ il destino dell’Italia.

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