Lo stallo del bilancio 2017 di Ama fa un’altra vittima: si è dimesso il collegio sindacale

ROMA – La consapevolezza di avere concluso un percorso, ma soprattutto quella dello stallo di un’azienda incagliata da due anni su un bilancio, quello del 2017, e con davanti una prospettiva appesa alla volontà del socio di sottoscrivere un aumento di capitale. Per questi motivi giovedì scorso, nel corso dell’assemblea dei soci, il collegio sindacale di Ama ha colto la palla al balzo, visto che la loro sostituzione era all’ordine del giorno dell’assemblea di Ama da 18 convocazioni ma solo in 2 Roma Capitale si è presentata, e rassegnato le proprie dimissioni.

In teoria il mandato dell’organo composta dal presidente Mauro Lonardo e dai componenti Aldo Atanasio e Donatella Ceci sarebbe scaduto naturalmente con l’approvazione del bilancio 2017 e i tre confidavano nel fatto che entro la metà di giugno la bozza di progetto inviata a marzo dall’amministratore unico, Stefano Zaghis, finalmente sarebbe stata approvata da Roma Capitale, dopo i tentativi andati a vuoto con il cda presieduto da Lorenzo Bagnacani (due volte), rimosso dalla sindaca Virginia Raggi, e da quello guidato da Luisa Melara (che si è dimesso a ottobre scorso dopo che il Campidoglio aveva comunicato l’impossibilità di approvare quel documento).

Invece a maggio Zaghis ha chiesto e ottenuto da Roma Capitale una sospensione dell’iter di approvazione del bilancio, elemento che ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da tempo e riempito anche dalle inchieste della magistratura, avviate già dal 2018, sul bilancio 2017 di Ama, che hanno coinvolto anche i componenti dello stesso Collegio sindacale.

Eppure il Campidoglio, nella delibera dello scorso 9 giugno, con la quale dava l’ok ad Ama di sospendere l’iter del bilancio, aveva dato mandato alla sua partecipata di richiedere anche al Collegio sindacale una relazione (da presentare entro 45 giorni) su come l’azienda aveva gestito la vicenda Tari (oggetto di un’inchiesta della magistratura) dal 2010 al 2019. Ma l’organo di controllo ha ritenuto insufficiente questa motivazione rispetto alla volontà di lasciare, anche perché e’ sicuro di avere già fornito il suo punto di vista sulla questione Tari lo ha già fornito in vari verbali.

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