ROMA – Un ‘viaggio alla ricerca di quelle umane sensazioni che possono farci sentire tutti più vicini’, che ‘si è rivelato una sorta di pellegrinaggio con incontri intensi e mai superficiali al di là della loro durata. A un metro di distanza dalle porte, ho trovato conferma di quella sensazione sentita violentemente già dai primi giorni: le nuove ‘misure’ ci portano a guardarci negli occhi e a parlarci con maggiore attenzione e capacità di ascolto’. È questo lo spirito del reportage di Alice Valente Visco, ‘Cari lontani vicini/Viaggio attraverso un condominio romano al tempo del Coronavirus’, che come lei stessa spiega, in un’intervista alla Dire, è nato da ‘una fortissima urgenza di raccogliere testimonianze e creare uno spazio mentale che trascendesse i sentimenti della paura e del dolore di cui ci impregniamo attraverso un uso malaccorto dei mezzi di comunicazione al punto di non riuscire più a pensare ad altro’, insieme all’esigenza forte ‘di lasciare a mio figlio una memoria tangibile di questo periodo che fosse testimonianza anche della capacità umana di reagire’.
Nata nel 1979 a Roma dove oggi vive con il figlio di un anno e mezzo, Alice ha vissuto lunghi periodi dell’infanzia in India e in Indonesia, e questo- anche per il suo lavoro tra fotografia, teatro e antropologia- le ha permesso di creare sinergie e contaminazioni che spaziano soprattutto fra l’arte e il lavoro di testimonianza. Come fotografa e antropologa, per esempio, ha realizzato ed esposto un reportage sui villaggi adivasi Santal del West-Bengal indiano; un altro tra la comunità dei migranti bangladesi a Roma e i loro parenti in Bangladesh; come attrice performer, collaborando con altri artisti- fra i quali Manuela Scannavini- ha realizzato delle performance in forma di statua vivente (Raw 2018, esposizione Museo Macro Testaccio e Raw 2020, collocazione ancora da definire); come attrice-autrice teatrale scrive e interpreta ‘L’ultima rosa: monologo sulla vita di Tina Modotti’, fa parte della compagnia ‘teatrofattoincasa‘ con cui porta in scena commedie e spettacoli in abitazioni private e luoghi alternativi al teatro ed è membro dell’associazione di Teatro invisibile con cui realizza spettacoli di teatro forum con i metodi del Teatro dell’oppresso tesi ad esplorare con la partecipazione del pubblico importanti problematiche sociali del nostro tempo.