Il ruolo del pediatra per le famiglie? Dare info corrette: ecco il focus della Società italiana di pediatria

ROMA – Nella gestione dell’emergenza Covid-19, il pediatra deve dare alle famiglie informazioni corrette e di qualità, per non generare confusione. Parte da questo assunto il focus di Alessandra Marchesi, pediatra dell’Unità operativa complessa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nonché referente della Società italiana di pediatria (Sip) sulla malattia di Kawasaki, intervenendo al convegno scientifico telematico ‘Il bambino al tempo del Covid-19’ promosso dal Sindacato italiano specialisti pediatri (Sispe).

“In età pediatrica la maggior parte dei casi positivi al Sars-Cov-2 (3.780 pazienti sul totale dei 4.406) sono stati trattati a domicilio, i minori ospedalizzati sono stati solo 105 e tutti nella fascia d’età 0-1 anno”, aggiunge Marchesi. Questi sono “dati confortanti, ma devono ricordarci che i pazienti sotto i 12 mesi sono quelli da attenzionare. Per noi pediatri- ricorda la referente della Sip- sono sempre stati considerati come i pazienti più fragili, perché possono rapidamente peggiorare nei quadri clinici”. Sui cinque bambini deceduti in Italia, Marchesi chiarisce che “erano pazienti che già presentavano gravi patologie metaboliche cardiopatie e neoplasie”.

NEONATI SI AMMALANO E POSSONO CONTAGIARE

“I neonati non sono meno suscettibili a contrarre l’infezione e sono in grado di trasmettere l’infezione stessa rispetto agli adulti. Sappiamo che le misure di contenimento e l’assenza di frequenza scolastica hanno tutelato questa fascia di pazienti- continua la studiosa- anche se per l’età pediatrica, essendo gravata da minori patologie associate, il decorso dell’infezione è migliore. I bambini sono stati meno esposti al fumo e all’inquinamento, quindi presentano una situazione polmonare decisamente migliore rispetto alla popolazione adulta”. Tuttavia, il ruolo chiave nell’ammalarsi di meno è rappresentato da una bassa espressione genica del recettore per la Sars-Cov-2: “E’ il recettore dell’enzima2 di conversione dell’angiotenzina (ACE2) e diversi studi hanno osservato che questa espressione genica è molto più bassa nei bambini sotto i 10 anni- continua Marchesi- ed è via via crescente con l’aumentare dell’età”.

GENITORI ATTENTI A TRASMISSIBILITÀ VIRUS PER VIA ORO-FECALE 

“Nella popolazione pediatrica riveste molta importanza la via oro-fecale. Il Covid-19 può persistere attivo nelle feci dei pazienti infetti anche molto tempo dopo la negativizzazione delle secrezioni rinofaringee. Questo può far ipotizzare- aggiunge la pediatra- che la sua trasmissione possa avvenire,

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