Durante gli scavi sono riportate alla luce migliaia di tavolette con iscrizioni in lineare A, il cui contenuto resta, a più di un secolo di distanza dalle scoperte di Evans, per lo più sconosciuto. Per questo la ricerca pubblicata dall’Università di Bologna rappresenta un passo piccolo, ma importante nel tentativo di comprendere quella lingua ancora indecifrabile e, magari, aggiungere un tassello alla conoscenza dei popoli mediterranei del II millennio avanti Cristo (gli Etruschi, in primis), attorno ai quali restano ancora molti misteri da svelare.
NUOVI INDIZI DALLO STUDIO DELL’ALMA MATER
Lo studio dell’Alma mater offre nuovi indizi per arrivare a risolvere uno dei grandi enigmi legati alla scrittura dei numeri nell’antichità: il sistema di frazioni della Lineare A. Unendo l’analisi delle forme dei segni e il loro utilizzo nelle iscrizioni antiche a tecniche statistiche, computazionali e tipologiche, gli studiosi hanno messo a punto un metodo per arrivare ad assegnare specifici valori matematici ai segni con cui la Lineare A indica le frazioni.
“Per cercare di risolvere questo enigma abbiamo sfruttato strumenti di ricerca che vengono raramente utilizzati in modo congiunto: da un lato un’attenta analisi paleografica dei segni e dall’altro sofisticati metodi computazionali”, spiega Silvia Ferrara, professoressa del dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna che ha guidato lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science.
LA LINEARE B FU SVELATA GRAZIE ALLA CRITTOGRAFIA
“In questo modo abbiamo avuto accesso ad una nuova prospettiva che potrebbe portare ad ottenere nuove importanti informazioni”, aggiunge. La ricerca evidenzia anche lo stretto legame tra la Lineare A e la Lineare B, un sistema di scrittura derivato dalla prima e riadattato dai micenei alla lingua greca. Anche decifrare la lineare B non fu un gioco da ragazzi e dove avevano fallito tanti esperti, riuscì un linguista autodidatta, l’architetto Michael Ventris, che utilizzò le sue conoscenze di crittografia (durante la seconda guerra mondiale era stato addetto ai servizi crittografici militari inglesi) per sciogliere l’enigma dell’antica scrittura di Agamennone (migliaia di tavolette incise con questo sistema furono ritrovate a Pilo,