ROMA – Bisogna tornare alla religione pagana “quando non c’era un forte maschilismo, quando accanto a Zeus c’era Minerva” per non ritrovare quelle forme di discriminazione e disparità di genere che ancora troviamo nella nostra cultura, anche religiosa, soprattutto in Italia. È il presidente onorario del centro studi Lirec (Centro sulla liberta’ di religione, credo e coscienza) Pietro Nocita ad aprire, con questa provocazione culturale, i lavori della conferenza di oggi pomeriggio, online su piattaforma Zoom, dedicata a ‘La parità di genere tema irrisolto anche nel mondo delle fedi religiose e delle diverse spiritualità’. Donne rappresentanti di diverse fedi religiose e Chiese hanno portato la propria diretta esperienza, valorizzando il contributo del femminile nella spiritualità. Gabriela Lio, pastora e presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia, ha parlato di “ermeneutica femminile e femminista dei testi sacri”, di come nella preghiera delle donne evangeliche “sia sempre presente il corpo sessuato”, di “una salvezza che non è solo dell’anima, ma del creato” e di Dio “che non è solo signore padre, ma è sapienza, memoria, fonte di vita e abbraccio”. L’impostazione assunta dalla Chiesa evangelica è quella di “rifiutare un’autorità formale per l’interpretazione dei testi sacri, utilizzata per escludere le donne o sottometterle”. Un impegno che è anche etico-morale a tutto campo che vedrà la comunità “unica voce” anche prendere posizione sul recente caso scoppiato al cimitero Flaminio di Roma: “Ci schiereremo accanto alle associazioni”, ha anticipato la pastora.
Svamini Hamsananda Ghiri, monaca induista, ha detto di occupare “un posto prima femminile e poi di religiosa” e ha tenuto a sottolineare come “sia errato pensare che la tradizione non consenta l’emancipazione”, questo è “un insegnamento prezioso dell’Oriente”, ha spiegato. “Alcune preghiere secondo gli ortodossi non possono svolgersi senza la presenza di dieci uomini ebrei”, ha ricordato invece Franca Coen, del Coordinamento rete italiana donne di Israele e presidente della Federazione italiana di ebraismo progressivo, che ha passato in rassegna le limitazioni di diritto e inclusione che la riforma dell’ebraismo ha superato: “Le donne della riforma hanno accesso a qualsiasi pratica sinagogale e questo ha portato anche a un cambiamento nelle stesse liturgie”.