Tutti all’assalto del reddito di Di Maio, e Conte? Fa i conti

ROMA – Come l’assalto alla diligenza. Tutti addosso al reddito di cittadinanza, misura voluta dal M5S che adesso sta mostrando grossi limiti e, soprattutto, non si accompagna all’offerta di posti di lavoro. Oggi Luigi Di Maio, ex capo politico del Movimento che si sta battendo come un leone per riprendere il comando, è sceso in campo, pardon su facebook, per difendere quella che tutti considerano la sua ‘creatura’. «Il reddito di cittadinanza è stata una delle principali battaglie del MoVimento 5 Stelle… Certo, avevamo in mente una manovra più profonda, ma occorreva comunque fare un passo avanti… oggi più di 3 milioni di italiani sotto la soglia di povertà riescono a comprare i libri per la scuola ai propri figli. In questi anni ho incontrato genitori con le lacrime agli occhi, che mi hanno ringraziato perche’ con il reddito sono finalmente riusciti a curare i propri bambini. Questo mi riempie e mi riempirà sempre il cuore di orgoglio» rivendica il ministro degli Esteri, che perfido aggiunge: «Mi dà rabbia vedere che c’è chi non perde occasione per strumentalizzare la prima vera misura contro la povertà mai varata in Italia. Sul reddito di cittadinanza hanno raccontato ogni genere di bugia, l’ultima ha riguardato quelle bestie dei fratelli Bianchi e la morte del povero Willy. Falsità rilanciate da alcuni solo per colpire il M5S e che non voglio nemmeno commentare…». Insomma, guai a toccare questa misura, e l’avviso vale per il Pd, per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e per il nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che oggi, nella sostanza, ha invitato a cassarlo e a spostare le risorse verso le imprese che creano lavoro. Tocca a Conte far quadrare i conti, che non sempre tornano. Un passo alla volta, perché c’è sempre il rischio di inciampare in Parlamento. Ecco perché si sposta il bersaglio su quota 100, la misura a firma Lega Salvini che adesso tutta la maggioranza di Governo non vuole più rinnovare. Il presidente del Consiglio, pressato dal Pd di Zingaretti, cerca di non finire impallinato dai ‘grillini’,

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