Mali, l’attivista Kebé: “Lasciate fare ai militari, popolo si fida”

ROMA – “Dai social network alle interviste in radio, la gran parte della popolazione del Mali e’ unita nel rivendicare una transizione politica guidata dai militari, perche’ la gente sa che l’esercito non e’ implicato col governo precedente e quindi ha fiducia. L’esecutivo di Ibrahim Boubacar Keita, che il 18 agosto i militari hanno deposto con un colpo di stato, ha fatto solo disastri. Ora le istanze dei cittadini devono essere ascoltate e si deve dare al Mali la possibilita’ di rifondare la propria democrazia. E’ una fase delicata”. Cosi’ all’agenzia Dire Ibrahima Kebe’, giurista e politico, membro del Collettivo dei deputati eletti dal popolo e spodestati dalla Corte costituzionale.

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Kebe’ e’ uno dei 31 parlamentari d’opposizione risultati vincitori alle legislative di aprile, il cui seggio e’ stato poi revocato dai giudici costituzionali. Il Mali, Paese di transito per i migranti e di traffici illeciti, scosso da anni di guerriglia armata, quella decisione ha alimentato le accuse di brogli contro il partito di governo e innescato manifestazioni proseguite fino ad agosto per invocare le dimissioni di Keita e nuove elezioni.

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Dal golpe di agosto, alla guida del Mali e’ salita una giunta militare che, dopo varie consultazioni con i rappresentanti delle opposizioni (tra cui una vasta alleanza di partiti, nota come Mouvement 5 juin, M5), delle amministrazioni regionali e della societa’ civile, ha infine nominato un presidente, un vice-presidente e un primo ministro. Quest’ultimo, Moctar Ouane, ha prestato giuramento stamani a Bamako. Col nuovo esecutivo avra’ 18 mesi per organizzare le elezioni e completare la transizione verso un governo scelto dai cittadini.
“In Mali bisogna rifondare la repubblica tenendo conto delle rivendicazioni della gente” continua Kebe’, convinto che i militari stiano dimostrando di coinvolgere in questo processo tutti gli attori.

“Le nomine sono frutto delle consultazioni col Mouvement 5 juin – spiega il politico – persino con i gruppi armati a cui interessa implementare al piu’ presto l’accordo di pace di Algeri”.

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