AGI – Era una mattina di 30 anni fa: quel 21 settembre 1990, il giudice Rosario Livatino, che il 3 ottobre avrebbe compiuto 38 anni, a bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso, da Canicattì dove abitava, si stava recando al tribunale di Agrigento. E’ stato avvicinato, braccato e ucciso da un commando mafioso. In base alla sentenza che ha condannato al carcere a vita sicari e mandanti, Livatino è stato ammazzato perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioé una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che é poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”.
Giovanni Paolo II, pensava anche al magistrato, che una volta definì “martire della giustizia e indi