ROMA – Mantenere rigidi ed elevati i requisiti organizzativi, di qualità e sicurezza per l’erogazione dei servizi di conservazione dei dati, delle informazioni e dei documenti digitali alle Pa italiane, garantendo un controllo preventivo dei soggetti che erogano tali servizi. Queste sono, in sintesi, le richieste che Anorc, con il coinvolgimento di Anai, AssoConservatori, AssoSoftware, iBimi, Procedamus, Pro4Ict, Sit (Società Italiana di Telemedicina e gli Stati Generali dell’Innovazione) ha inoltrato nell’appello congiunto indirizzato al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.
L’obiettivo è quello di evitare delle pericolose ricadute sulla sicurezza nazionale che una conservazione non sicura dei dati e dei documenti potrebbe portare. Fra pochi giorni il Governo si troverà a decidere la conversione in legge del dl 76/2020 e proprio questa potrebbe essere l’occasione per intervenire e risolvere una questione che riguarda la custodia dei dati, delle informazioni e dei documenti digitali della Pubblica amministrazione italiana. Con l’articolo 25 del dl 16 luglio 2020, numero 76, il Governo italiano è intervenuto per semplificare l’attuale procedura di accreditamento dei soggetti che intendono prestare, nei confronti delle amministrazioni pubbliche italiane, servizi di conservazione dei documenti informatici.
L’azione del Governo è successiva alla richiesta, da parte della Commissione europea, di rimozione degli ostacoli all’esercizio dell’attività dei fornitori di servizi di conservazione in uno Stato membro nell’ambito della procedura prevista della Direttiva (Ue) 2015/1535 e in relazione alla notifica delle ‘Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici’ disposta da AgID che ha rilevato la non conformità del regime di accreditamento previsto per i servizi di conservazione con l’articolo 4 del Regolamento Ue 2018/1807 e l’articolo 3 della Direttiva 2000/31/Ue.
In questa direzione, l’intervento normativo, anche in conseguenza delle più generali modifiche già apportate all’articolo 29 del Cad ha escluso la procedura di accreditamento per i soggetti che intendano svolgere l’attività di conservatori di documenti informatici. Una bocciatura in sede europea dell’accreditamento dei conservatori italiani che va attentamente valutata e compresa perché il risultato che hanno prodotto fino a oggi è stato doppiamente lodevole: da un lato si è garantito un livello medio molto elevato in termini di qualità e sicurezza dei servizi prestati dai conservatori accreditati.