Suicidio, lo psichiatra: “Aumenta in pandemia, ecco chi è più a rischio”

Il professor Maurizio Pompili, ordinario di Psichiatria della Sapienza Universita’ di Roma, fa un bilancio dell’andamento dei suicidi e dei tentati suicidi nell’ultimo anno in Italia

ROMA – “Questo periodo storico, caratterizzato dalla pandemia Covid-19, e’ connotato sicuramente da una maggiore incidenza di suicidi, proprio perche’ l’evento e’ stato di dimensioni impensabili e ha intaccato varie fasce della popolazione”. Il professor Maurizio Pompili, ordinario di Psichiatria della Sapienza Universita’ di Roma e direttore del Servizio di prevenzione del Suicidio dell’Azienda ospedaliera Sant’Andrea, fa un bilancio dell’andamento dei suicidi e dei tentati suicidi nell’ultimo anno in Italia, in vista della Giornata mondiale della prevenzione del suicidio che si celebrera’ il 10 settembre.

In occasione della ricorrenza non manchera’ il consueto appuntamento con il convegno internazionale che, nel rispetto delle regole di prevenzione del contagio, sara’ online con nove webinar da oggi fino al 12 settembre.

Nel corso di questa pandemia, spiega lo psichiatra alla Dire, sono tre le fasce di popolazione maggiormente interessate da suicidi o tentativi di suicidio: “Gli operatori sanitari, che sono stati in prima linea e che dovevano fronteggiare l’emergenza in un momento anche di azioni concitate per un fenomeno poco conosciuto. La seconda categoria comprende chi temeva di essere stato infettato e quindi di poter infettare gli altri; chi aveva paura dell’infezione; chi aveva contratto l’infezione e pensava di mettere a rischio gli altri. Ci sono stati suicidi per questo motivo. Il terzo gruppo, infine, e’ quello delle persone che hanno pagato e stanno pagando il prezzo di aver chiuso la propria attivita’, di aver perso il lavoro, di non riuscire a mantenere la propria impresa e i dipendenti. Quindi- ribadisce lo psichiatra- sostanzialmente l’aumento c’e’ stato”.

La recente, nuova crescita dei contagi porta con se’ anche il rischio che risalgano il numero di chi si toglie la vita o tenta di farlo. “Anche se- chiarisce Pompili- ci troviamo di fronte a un fenomeno piu’ conosciuto rispetto a quello che era a febbraio o marzo, e’ ovvio che ad emergere e’ una grande quota di miseria umana, di sofferenza, di dolore mentale che puo’ andare a collocarsi su soggetti vulnerabili: persone che hanno perso il lavoro,

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