Corsa al vaccino, fra prime risposte e dubbi

AGI  –  Tra polemiche, accelerazioni ed elezioni, la corsa al vaccino contro il virus Sars-Cov2 non conosce soste. “Mi dimetterei immediatamente se ci fosse indebita interferenza”: Moncef Saloui, capo dell’operazione Warp Speed, quella con la quale gli Stati Uniti hanno deciso di investire oltre dieci miliardi di dollari per lo sviluppo di un vaccino contro il virus Sars-CoV2, ha risposto così all’annuncio dell’amministrazione Trump che ha chiesto ai 50 governatori degli Stati americani di tenersi pronti per una distribuzione del vaccino già a partire dal primo novembre prossimo, appena due giorni prima delle elezioni per l’elezione del presidente Usa.

Le parole di Saluoi, che ha sulle spalle una lunga esperienza proprio nel campo dello sviluppo dei vaccini, sono una presa di distanza netta da questa ipotesi di un rilascio anticipato del vaccino e sembra recepire i timori, paventati da molti esperti, anche italiani, di una possibile autorizzazione anticipata alla distribuzione di vaccini che ancora sono in fase di sperimentazione.

“Non fare la fase tre significa far accedere al mercato un prodotto che può essere pericoloso e che può non creare l’immunità sufficiente: è sbagliato e pericoloso”, ha detto in  un’intervista a La Stampa il professor Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza.

La Cina sta già vaccinando i militari

Attualmente, secondo i dati del Milken Institute di Pasadena sono almeno 210 i candidati vaccini in fase di sviluppo. Tra questi, almeno 30 sono in fase di test clinici, di cui almeno 6 sono quelli che sono arrivati in fase III di sperimentazioni.

Tra questi vanno compresi i vaccini sviluppati in Cina, che men

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