Calapà racconta il suo “A un passo da Provenzano”: una storia nascosta (con un identikit del ’97)

Come mai hai deciso di raccontare la storia di Alessandro Scuderi? Una sorta di riscatto per un uomo che credi non abbia avuto il giusto riconoscimento dalle istituzioni di cui lui stesso faceva parte?

Per una sorta di riscatto non solo dell’ispettore superiore Alessandro Scuderi ma di tutte quelle donne e quegli uomini che hanno speso e spendono la vita nella vera lotta alla mafia senza venire celebrati tra onori e… onorevoli. L’ispettore Scuderi è per me il simbolo di un’antimafia che non si autodefinisce tale per partecipare ai pranzi di gala. E’ un poliziotto che ha speso la sua vita per lo Stato ma a cui lo Stato non ha reso quanto meritava. Raccontare la storia dell’ispettore Scuderi per me ha il significato di onorare i caduti nella guerra contro Cosa nostra senza partecipare alle solite e ormai stomachevoli passerelle e urlare in faccia a chi non lo vuole sentire che non devi essere per forza morto ammazzato per avere un riconoscimento, per essere definito “eroe”. Raccontare la storia dell’ispettore Scuderi significa per me liberarsi da quell’antimafia che si autocelebra cantando le messe e onorando i santi, scomunicando chi non vuole partecipare al rito, per usare i concetti di un grande giornalista siciliano prestato alle istituzioni come Claudio Fava.

Quando hai conosciuto Scuderi? E cosa ti ha colpito di lui e della sua storia?

a-un-passo-da-provenzanoQualche anno fa, mentre lavoravo a inchieste in Sicilia che mi hanno fatto “inciampare” su questo ispettore di polizia… poi col tempo siamo diventati amici e, tra un racconto e l’altro, ho capito che la storia di Scuderi era un pezzo di storia d’Italia… una storia che passa dall’arresto di “Prima Luce” Totuccio Contorno, il primo pentito di Cosa nostra che “canta” e che lo fa contro i feroci Corleonesi, al fallito attentato dell’Addaura al giudice Giovanni Falcone. “A un passo da Provenzano” inquadra questi due episodi da un’angolatura inedita, raccontando particolari mai sentiti prima: Scuderi c’era. E poi l’indagine sulla morte di Gino Ilardo,

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