“Il marchio del Viminale sulla morte di Borsellino”

I concorrenti esterni a Cosa nostra, la vicenda dell’agenda rossa sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino, e l’agguato al poliziotto Calogero Germanà. Sulla strage di via D’Amelio, avvenuta il 19 luglio di 29 anni fa, con l’uccisione del giudice e degli agenti della sua scorta “esistono ancora clamorosi punti oscuri, troppe lacune, tanti tasselli che le procure competenti non vogliono evidentemente ricostruire pur avendo gli elementi a disposizione. Si aspetta che qualcuno parli ma le voci di chi sa sono ancora mute”. È lo sfogo dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino (fratello minore del magistrato) che parla senza mezzi termini di un attentato “con il marchio del Viminale e della Polizia di Stato” dell’epoca. “La riapertura dell’indagine a Palermo per l’omicidio del poliziotto Antonino Castelluccio, delitto di ben 31 anni fa, – spiega all’AGI – è la dimostrazione che se si ha la volonta’ di andare a fondo nell’accertamento della verita’ i misteri si chiariscono, anche se e’ trascorso tanto tempo”. 

“Un depistaggio di Stato”

“Il pilastro della sentenza di via D’Amelio – spiega nel dettaglio Repici – è quella del proces

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