AGI Due anni senza. Sarebbe sufficiente questa affermazione ‘monca’ per descrivere la sensazione di scoramento che si percepisce girando per i rioni e le contrade di Siena, conseguenti all’assenza da 24 mesi del ‘suo’ Palio.
Quest’anno, dopo la mancata corsa di luglio, bisognerà digerire anche l’assenza di quella dell’Assunta, il 16 agosto. Siena è in una condizione di mestizia per questo, e ricorda gli anni bui del mancato palio. Gli occhi dei contradaioli si ‘illuminano’ solo quando si ipotizza una corsa straordinaria.
Erano lontani gli anni delle corse mancate. Nella seconda Guerra mondiale con la sospensione dal 1940 fino a tutto il 1944. O come negli anni della prima guerra mondiale con la piazza del Campo vuota dal 1915 fino al 1918.
Oggi alternative non sembra esserci. E il dover sopprimere le emozioni del palio e dei giorni che lo precedono iniziano a essere pesanti per i senesi, abituati ai tempi certi della festa. Manca il gruppo festante quando viene assegnato ‘il cavallo bono’ e adatto alla difficile pista di tufo di piazza del Campo.
Mancano e anche quest’anno mancheranno i riti e le abitudini consolidate da tempo con i contradaioli a stretto contatto. Niente piazza affollata in attesa della corsa.
Per un senese il palio non è solo la corsa che si consuma in poco più di un minuto, non è solo rievocazione e fantini da portare in spalla quando vincono. Ma cibo di cui ‘nutrirsi’ tutto l’anno.
Nel tempo anche altre corse sono state annullate per diversi motivi: per ordine pubblico, per le conseguenze di un terremoto, per le tre guerre d’indipendenza, per una epidemia colera (1855), per la pandemia di spagnola nel 1920 e nel 1921. C’è comunque chi anche chi spera in una edizione straor