AGI – Come in ogni guerra di secessione che si rispetti, ci si divise tra Federati e Confederati. Federazione Italiana Giuoco Calcio contro Confederazione Calcistica Italiana. Ricchi contro poveri e popolo grasso contro popolo minuto oppure, se piace di più, razionali amanti del gioco più bello del mondo contro piccoli egoisti mossi da interessi di provincia, o di bottega. Ciascuno, una volta letti gli atti, decida per conto suo. E veda se questa storia non ricorda tremendamente l’attualità anche se tutto accadde esattamente cent’anni fa, nella lunga estate calda del 1921.
Per dire i tempi: i macchinari delle fabbriche ribollivano ancora della rovente passione del Biennio Rosso; D’Annunzio ha appena abbandonato Fiume; il neonato Partito Comunista è ben avanti nello svezzamento e le squadracce fasciste scorrazzano per la Bassa.
Ci mancava solo il pallone.
Il problema è presto detto, pur nella sua complessità. Un eccesso di iscritti al campionato, che di conseguenza era andato dividendosi in una sarabanda di tornei minori: tutti con la stessa dignità ma nessuno degno di essere giocato, se non per andare a disputare la finalissima. E poi la finalissima stessa: l’ultima prima della separazione vede il Pisa soccombere con la Pro Vercelli per 2-1 fra tibie fratturate e accuse all’arbitro di aiutare i piemontesi. Il Pisa non avrà mai più una chance così; in compenso il caos è già scoppiato ed è in pieno svolgimento.
Infatti la sera prima dell’incontro (il 23 luglio: un campionato così lungo non potev