Brusca libero sia una lezione per l’ergastolo ostativo

AGI – La scarcerazione di Giovanni Brusca è, dal punto di vista morale, un abominio. Fa male pensare ai familiari delle vittime dello “scannacristiani” che sono i veri condannati all’ergastolo.

Fa male, provoca turbamento, scuote le nostre coscienze. La reazione a caldo, sull’onda degli eventi, ci deve però ricordare che le mafie esistono e sono – purtroppo – tutt’altro che sconfitte. Una convinzione che dovremmo maturare nella quotidianità e non solo in momenti come questi. Convinzione alla quale siamo arrivati (anche) grazie alle collaborazioni con la giustizia di “macellai” come Brusca. Fa male, ma senza ipocrisie va accettato.

Ed allora chiariamo che il termine “pentiti” è un’ottima invenzione giornalistica ma poco reale rispetto alle persone di cui spesso trattiamo. Uccidere una donna incinta, “scannare” un bambino e scioglierlo nell’acido, piuttosto che far saltare un pezzo di autostrada sono fatti che non hanno bisogno di ulteriori commenti. È il cortocircuito fra “pentimento” (invenzione giornalistica) e collaborazione con la Giustizia (intento reale).

È di questo cortocircuito che trattiamo in queste ore, nel caso della scarcerazione, dopo oltre 25 anni, di Giovanni Brusca. Il boss di San Giuse

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