ROMA – “Una legge che si attende da 25 anni contro i discorsi e i crimini d’odio contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans, che in questo disegno include – giustamente, a nostro parere – anche l’odio contro le donne, cioè la misoginia“. Lo scrive Laura Onofri, presidente di SeNonOraQuando? Torino, in relazione al ddl Zan approvato alla Camera e che sta per essere discusso al Senato. “Il femminismo italiano è ampio e plurale- si legge- con storie, linguaggi e pratiche diverse. Ha attraversato e indirizzato le nostre vite nel pubblico e nel privato. Come femministe viviamo e abitiamo luoghi differenti, lavoriamo, scriviamo libri, articoli e testi di legge, frequentiamo tribunali, ospedali, uffici e aziende, campi sportivi, aule scolastiche o universitarie, sindacati, associazioni e partiti politici, facciamo arte, cinema, teatro. E come femministe vogliamo intervenire nel dibattito apertosi ancora oggi dopo che il testo del ddl Zan è stato approvato alla Camera e sta per essere discusso al Senato. Vorremmo far sapere a voi e ai lettori che le posizioni di un gruppo di femministe non è sicuramente la posizione di tutto il femminismo italiano.
Come diciamo nella lettera allegata, il femminismo è ampio e plurale con storie e linguaggi diversi. Vorremmo che fosse rappresentata anche la nostra posizione espressa bene in questa lettera firmata da circa 250 femministe e attiviste su tutto il territorio nazionale“. Il testo “punisce ogni forma di istigazione al compimento di atti discriminatori e violenti per motivi legati a sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, disabilità. Cosa c’è di problematico in questo elenco? Perché sta divenendo un terreno di scontro così acceso? Per alcune esponenti del femminismo, l’uso della categoria di “identità di genere” minaccia il sesso biologico, aprendo a una fluidità di identificazioni e cancellando il corpo con cui siamo nate. Ma a questo proposito- scrive Se non ora quando?- serve a nostro avviso un po’ di chiarezza”. In primo luogo, “la legge punisce i discorsi e i crimini d’odio per motivi legati all’identità di genere,