Ansia nei bambini e sindromi psichiatriche tra adolescenti: le conseguenze del Covid

BOLOGNA – Attacchi d’ansia nei bambini tra gli 8 e i 12 anni e sindromi psichiatriche tra gli adolescenti. È quello che sta emergendo sempre di più da ottobre a oggi a causa dell’emergenza Covid tra i più piccoli e i ragazzi, con un aumento di richieste di almeno un terzo in questa nuova ondata della pandemia in Emilia-Romagna. Ma “la situazione non pare essere diversa in altre parti d’Italia”. A dirlo è Angelo Fioritti, presidente del Collegio nazionale dei Dipartimenti di salute mentale e responsabile di quello dell’Ausl di Bologna, in un intervento pubblicato oggi sul portale Quotidiano Sanità. “Dal punto di vista psicopatologico- spiega- troviamo sindromi ansiose nei più piccoli (8-12 anni) espresse soprattutto attraverso la sfera somatica”, manifestandosi cioè con “mal di pancia, mal di testa, aumento o perdita di peso, incubi, enuresi”.

Negli adolescenti, invece, emergono “sindromi psichiatriche e comportamentali complesse” come “ritiro domestico tipo hikikomori, autolesionismo, accentuazione di sintomi ossessivi, aggravamento dei disturbi del comportamento alimentare, disturbi del pensiero”. Nei bambini con disabilità e disturbi dell’apprendimento, invece, “si assiste a una regressione rispetto ai livelli raggiunti” e un maggior divario coi loro coetanei. “Sono evidenti le implicazioni in termini di salute mentale che ciò potrà avere se dovesse persistere e aggravarsi questa disuguaglianza”, avverte Fioritti.

Il direttore riporta una “prima raccolta non standardizzata dei dati dei servizi regionali dell’Emilia-Romagna”, da cui “risulta che nel periodo novembre 2020-febbraio 2021, rispetto all’omologo periodo 2019-2020, si sia registrato un aumento delle richieste territoriali di circa il 30% per tutte le suddette condizioni cliniche. Il tutto in un sistema che aveva visto crescere la domanda del 50% nei 10 anni precedenti, lavorando in pratica ad isorisorse”. Questa situazione, afferma Fioritti, tra l’altro “non pare essere diversa in altre parti d’Italia”. Per quanto riguarda l’emergenza, invece, “sono state segnalate impennate negli accessi in Pronto soccorso e nei ricoveri“, che rappresentano però “la punta dell’iceberg” e quindi le “proposte di soluzioni basate su tale aspetto non possono che essere fallimentari, per quanto il problema esista e vada affrontato”.

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