Viaggio nella sanità lombarda alle prese con la terza ondata di covid

AGI – Ho trovato la sanità pubblica su Marte, in Lombardia. È stato dopo sette giorni di Covid, sette giorni in cui dalla comunicazione del referto di positività al medico di base era arrivata solo la risposta via sms “Ricevuto”. Nessuna chiamata da Ats, l’agenzia di tutela della salute, tre lettere ambiziose che dovrebbero rappresentare il tuo angelo custode, prenderti in carico, si dice, e poi tracciare un trama dei malcapitati con cui hai avuto a che fare prima di sapere di avere il virus. Proteggere te, proteggere loro.

Non per colpa della dottoressa, alle prese con un migliaia di pazienti accalcati sul suo whattasp, chi per paure fondate, chi per paura della paura, ma l’angelo di Ats da lei contattato non si è mai messo in volo verso di me. Febbre, poca. Dolori muscolari, gagliardi. Respiro, affaticato, ma non tanto da farti sentire l’odore della trincea. Solo una paziente alle prese con un virus “che viene da Marte”, così l’ha definito per evidenziarne le bizzarrie il biologo molecolare Matteo Giacca in una corposa ricerca su Lancet.

E la cura, allora, su che pianeta vado a scovarla? Per motivi di lavoro la rubrica telefonica nell’ultimo anno si è affollata di virologi e pneumologi. Digito, fiduciosa: “

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