Bologna, boom di atleti nazionali. Ma è trucco per eludere norme anti-Covid

BOLOGNA – Dura reprimenda dell’assessore allo Sport del Comune di Bologna, Matteo Lepore, contro il “fiorire di atleti di livello nazionale” che evidentemente nasconde il tentativo di aggirare le restrizioni anti-Covid sulla pratica sportiva. L’assessore ha affrontato il tema rispondendo oggi in Question time ai quesiti posti da Dora Palumbo (misto), Francesca Scarano (Lega) e Francesco Sassone (Fdi).

Sullo sport e l’apertura dei circoli sia il precedente che l’attuale Governo hanno preso provvedimenti “molto discutibili”, afferma Lepore, perché c’è il divieto in zona rossa ma fatto salvo lo sport di interesse nazionale e il problema è per l’appunto il conseguente boom di atleti che vengono formalmente ‘promossi’ a tale livello: “Per carità io non metto in discussione che ad ogni età si possa svolgere sport, però credo che dobbiamo essere rigorosi. È una questione etica”. E invece “ci siamo ritrovati ad un certo punto le settimane scorse ad avere molte federazioni, anche molto importanti, conosciute e frequentate sul nostro territorio- afferma Lepore- che fanno il tesseramento nazionale di tutti gli atleti, dal minibasket ai pulcini fino appunto ai professionisti di serie A“. Ma per Lepore non è il caso di considerare atleti nazionali anche gli amici che vanno a giocare a calcetto o a paddle, così come “non credo che questo fiorire di campionati nazionali, con trofei per fare giocare le partite siano una cosa etica”. Al momento ci sono le scuole chiuse “e se noi chiediamo questi sacrifici ai nostri figli, mi chiedo come possiamo andare a giocare a tennis con gli amici la sera senza pensare che questa cosa in un qualche modo stoni”. È un fenomeno rilevante, avverte l’assessore, parlando di “decine di migliaia di persone che vanno di fatto a fare sport come se nulla fosse”.

Per questo a Bologna è in vigore un’ordinanza più stringente, che prevede valutazioni caso per caso: una scelta “che ci è stata copiata anche da altri Comuni di grande dimensione”, riferisce l’assessore, mentre i più piccoli si sono orientati diversamente “perché a volte hanno solo un impianto sportivo,

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