BOLOGNA – Con la pandemia a Bologna nel corso del 2020 è diminuito il consumo di alcol e droga. Ma è soprattutto “crollato l’uso sociale” delle sostanze, legato cioè al divertimento, mentre “è emerso il consumo patologico”. A tracciare il quadro è Raimondo Pavarin, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico e dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna, ascoltato questa mattina in commissione Sanità del Comune. Nel 2020, spiega Pavarin, gli accessi al Pronto soccorso per alcol e sostanze sono calati di più nel periodo di lockdown totale, cioè con le maggiori restrizioni, tra marzo e maggio. In quegli stessi mesi, però, i soggetti che sono andati in ospedale per abuso di sostanze presentavano un’età media più elevata, intorno ai 45 anni. Questo significa che “si tratta di persone con problemi cronici e non giovani che consumano le sostanze in discoteca”, spiega Pavarin. In altre parole, il lockdown ha fatto “emergere l’uso patologico di sostanze mentre è calato il consumo sociale”.
In quello stesso periodo, ad esempio, sono diminuiti anche gli episodi di cosiddetto ‘binge drinking’, cioè il consumo smodato di alcolici in pochissimo tempo. È aumentato invece il consumo di cannabis light, soprattutto tra chi ha diminuito l’utilizzo di altre sostanze. Insomma, nel 2020 per effetto della pandemia “è crollata tutta la parte sociale del consumo di sostanze– analizza Pavarin- quella cioè legata al divertimento”. E sono cambiate “anche le modalità di consumo”, che sono diventate per lo più “solitarie” (cioè in casa) proprio a causa di chiusure e distanziamento. Una parte dei consumatori, sottolinea Pavarin, è quindi “riuscita a disciplinare il consumo, dimostrando anche di poter fare senza sostanze. E questo dovrebbe far riflettere, anche per innovare le politiche di prevenzione”. Guardando i numeri, nel 2020 sono calati del 32% gli accessi al Pronto soccorso per consumo problematico di sostanze rispetto al 2019: del 23% per alcol e del 22% per droga, tra cui la cocaina ha fatto registrare un calo del 27% e gli oppioidi del 15%. Calano dunque i numeri al Pronto soccorso, sottolinea Pavarin, ma “è aumentata l’incidenza” di chi va in ospedale per le sostanze sul dato generale degli accessi al Ps, dovuto anche a una minore affluenza delle persone in ospedale durante il lockdown.