ROMA – La Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) ha denunciato uccisioni di civili commessi nel Tigray per mano delle truppe eritree nella città di Axum, a circa 200 chilometri a nord dal capoluogo Makalle’. Come riferisce l’organismo, si tratta dei risultati preliminari dell’inchiesta condotta da esperti della commissione nella regione tra il 27 febbraio e il 5 marzo. “I dati preliminari- si legge in un tweet- hanno permesso di portare alla luce gravi abusi dei diritti umani e che oltre cento civili sono stati uccisi dai soldati eritrei tra il 28 e il 29 novembre”.
Axum è un luogo sacro per la comunità dei cristiano-ortodossi nel Paese, e gli eccidi sarebbero avvenuti nei giorni in cui la comunità celebrava una festività liturgica. Sempre in quei giorni poi il governo di Addis Abeba proclamava conclusa l’operazione sferrata contro il partito al governo del Tigray, il 4 novembre dello scorso anno, poiché accusato di violenze, ribellione e incitamento all’odio interetnico, oltre che di occupare illegalmente l’incarico amministrativo.
Il report dell’Ehrc contiene testimonianze dei residenti e dei medici degli ospedali della città. Tra i resoconti forniti, uno riguarda un uomo di 70 anni, trascinato fuori dalla sua abitazione insieme ai suoi due figli e poi, una volta sdraiati a terra, uccisi a colpi d’arma da fuoco dai militari eritrei.
Altri hanno riferito che in città i corpi delle vittime sono stati abbandonati per giorni ai bordi delle strade, alla mercé degli animali selvatici.
Il report della Commissione etiopica ha raccolto denunce anche di saccheggi e distruzioni indiscriminate, lasciando gli ospedali e i centri medici di Aksum nell’impossibilità di assistere malati e feriti.
Sono state rese testimonianze di violenze anche precedenti al 28 novembre. Ad esempio il 20 novembre, una donna giunta al Saint Mary Hospital in travaglio è morta perché ha perso troppo sangue e non ha potuto ricevere le cure necessarie a causa dell’assenza dei materiali necessari per soccorrerla. Tra il 18 e il 20 novembre,