Quici, presidente di Cimo-Fesmed: “Grande orgoglio per i sanitari candidati al Nobel”

ROMA – “La candidatura al Nobel per la Pace 2021 di infermieri e medici italiani è un motivo d’orgoglio per il nostro Paese e per tutti i colleghi che per primi in Europa hanno affrontato la pandemia da Covid-19. Lo hanno fatto potendo fare affidamento su scarsi mezzi a disposizione, senza sapere quali conseguenze avrebbe avuto questo virus nella loro vita e in quella di tutti noi. A loro va il mio personale ringraziamento”. Intervistato dall’agenzia Dire, il presidente di Cimo-Fesmed, Guido Quici, si mostra estremamente felice per quanto deciso da Oslo nei confronti della categoria dei sanitari italiani.

“Hanno corso rischi enormi– afferma Quici- testimoniati da centinaia di colleghi medici deceduti e da oltre centomila sanitari contagiati. La loro vita è stata completamente stravolta: tutti, dal primo all’ultimo, hanno lavorato, e lavorano ancora oggi dovendo fare fronte a uno stress fisico e psicologico di enormi proporzioni”.

Ogni medico, ogni infermiera, ogni sanitario impegnato da oltre un anno nella lotta al Coronavirus ha la propria storia da raccontare. Il sindacato dei medici Cimo-Fesmed ne ha raccolte 28, contenute nel libro ‘Giuro di non dimenticare. Storie di medici al tempo del Covid’, al cui interno trovano spazio le testimonianze di medici vissute all’interno degli ospedali.

Il presidente Quici fotografa quelle che lo hanno maggiormente colpito. “C’è la collega tornata dalla maternità e che subito viene chiamata ad affrontare il Covid- racconta-, c’è la dottoressa che, impegnata in Pronto soccorso, si ammala di Covid, viene inizialmente messa in isolamento in ospedale e poi a casa, da sola. Proprio dalla sua abitazione, vicina all’ospedale in cui lavora, osserva le ambulanze che corrono a sirene spiegate verso il nosocomio”.

Tutti racconti estremamente toccanti. Come quello interpretato dall’attore Enrico Lo Verso lo scorso 20 febbraio, in occasione della Giornata nazionale del personale sanitario organizzata dalla Fnomceo. Nelle righe che lo compongono, il collega medico chiede scusa ai pazienti, alcuni dei quali poi morti, per aver mentito loro pur di rassicurarli, anche se in realtà è ben consapevole delle gravi condizioni in cui versano.

“I nostri operatori sanitari, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, hanno descritto le proprie vicende, le proprie paure e le proprie ansie ma anche le tante soddisfazioni.

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