ROMA – “Non è vero che in Africa la pandemia di Covid-19 ha colpito meno, il virus è stato solo meno virulento nella prima fase”. Parola di Kadigia Mohamud, coordinatrice di uno studio a guida italiana condotto in Somalia che rivela una circolazione del virus a Mogadiscio simile ai tassi registrati in alcune delle capitali più colpite al mondo, come New York o Londra, con una media di 800 nuovi casi al giorno tra febbraio e settembre, nonostante le istituzioni abbiano confermato all’Oms solo 3.588 casi in tutto il Paese.
LA RICERCA
Mohamud è la coordinatrice dello studio ‘Seroepidemiological investigation of Sars-Cov-2 infection in households and institutions in Mogadishu’, realizzato su iniziativa della Società geografica italiana in collaborazione con l’Università degli studi di Roma Tre e il governo somalo e finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). L’esperta, una laurea in medicina e un dottorato in Italia, responsabile dal 2010 di progetti tra Italia e Somalia volti a rafforzare la sanità, all’agenzia Dire racconta: “Tra febbraio e settembre abbiamo creato un team di 55 operatori per eseguire test sierologici casa per casa nel quartiere di Hodan, a Mogadiscio. Lo abbiamo scelto perché è molto popoloso e soprattutto variegato. Conta 100.000 abitanti e ospita dei ministeri, una base militare, università, scuole, ospedali, case private e persino un campo di sfollati interni”.
Le persone sono state scelte in modo del tutto casuale. Sono stati inclusi uomini e donne, persone sane e malate, giovani e anziani da cinque a oltre 60 anni. Il test sierologico, dice Mohamud, “permette di capire se la persona ha contratto il virus, anche in modo asintomatico, nei sette mesi precedenti. Abbiamo effettuato 2.219 test che hanno permesso di individuare 247 positivi, numero pari al 11,1% del campione, e distribuiti in modo omogeneo nel quartiere”. Se Hodan rappresenta una fotografia dell’andamento epidemico dell’intera capitale, “Mogadiscio rivela una sieroprevalenza simile a quelle di città come New York, Madrid o Londra” sottolinea l’esperta, ricordando che “gli studi dopo la prima ondata del virus hanno indicato una diffusione rispettivamente del 13,4%,