Etiopia, la diaspora tigrina: “L’Italia blocchi la vendita di armi”

ROMA – La diaspora tigrina nel mondo ha lanciato una campagna Twitter per chiedere al governo italiano di “mettere fine a un accordo per la vendita di armi” con il governo etiope, che ha ordinato a novembre un’offensiva militare nel Tigray durante la quale sarebbero avvenute, stando alle Nazioni Unite, violazioni dei diritti umani.

L’intesa sotto esame è la ‘Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica democratica federale di Etiopia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto ad Addis Abeba il 10 aprile 2019’, pubblicata il 4 agosto scorso in Gazzetta ufficiale ed entrata in vigore il giorno dopo. Nell’articolo tre dell’Accordo si specifica che la cooperazione tra le parti è prevista in materia di “difesa e sicurezza; formazione e addestramento militare e assistenza tecnica; ricerca e sviluppo in ambito militare, supporto logistico; operazione di sostegno alla pace; altri settori militari di interesse comune per entrambi le parti”. Al terzo comma dell’articolo 9.2, si evidenzia che tra le modalità della cooperazione ci sarà anche “l’approvvigionamento di equipaggiamenti militari nell’ambito di programmi comuni, secondo quanto stabilito dalle rispettive leggi nazionali sull’importazione e l’esportazione di prodotto a uso militare”.

Secondo i promotori della campagna, il gruppo di attivisti Giovani tigrini italiani e la rete internazionale Omnia Tigray, la ratifica dell’Accordo viola almeno tre criteri delle ‘Common Positions’ sull’esportazioni di armi e di tecnologie militari adottate dal Consiglio d’Europa, e quindi da tutti i Paesi membri, l’8 dicembre 2008, ed entrato in vigore nello stesso giorno. In particolare l’intesa tra l’Italia e il governo del primo ministro Abiy Ahmed sarebbe in violazione del criterio “tre”, che vieta la vendita di armi in ragione della situazione interna del Paese acquirente se c’è il rischio che le armi vendute “possano provocare o prolungare un conflitto armato o aggravarne uno esistente”. In un comunicato apparso sui social le organizzazioni promotrici dell’iniziativa sostengono inoltre che l’accordo viola il criterio “due” che vieta la vendita di armamenti a Paesi dove non vengono rispettati i diritti umani,

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