Sabbadini: “Le politiche sociali vanno con le pari opportunità”

ROMA – “Servono fatti e i fatti sono gli stanziamenti, prima ancora delle decontribuzioni. Se non abbiamo infrastrutture sociali che liberano le donne dal carico non riusciremo a raggiungere i risultati. La priorità sono i servizi”. È Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale Istat e Chair W20, a ribadire con forza quali siano le azioni prioritarie da mettere in campo per interventi che siano decisivi sul fronte dell’occupazione femminile. Intervenuta questa sera alla conferenza ‘Tra vita e lavoro: ancora una questione femminile?, organizzata da Fai Cisl, ha ricordato la necessità, soprattutto in questa fase storica, di superare “la frammentazione che porta ad una perdita di visione nelle politiche sociali. Avremmo dovuto avere- ha detto ancora Sabbadini- un ministero delle Politiche sociali. La Famiglia dovrebbe stare con le politiche sociali non con le Pari opportunità. Se frammentiamo si fanno piccole cose, ora abbiamo invece bisogno di una grande sfida. Sono le politiche sociali che vanno con le pari opportunità”.

E il Recovery? “Ha stabilito- ha ricordato Sabbadini- che il 57% dei fondi vadano su tecnologia e green, settori a prevalente occupazione maschile. Dobbiamo cambiare questa configurazione, ma non sarà con con il Recovery che la cambiamo. Questa è una battaglia agli stereotipi su cui fare piani straordinari che ci daranno risultati tra 30 anni. Nel frattempo dobbiamo dare però una sterzata- ha detto con forza- e servono contrappesi per un riequilibro. Un piano per le infrastrutture sociali, strumenti di assistenza e cura per arrivare ad esempio, alla Germania, che ne ha uno tre volte il nostro e ha saputo trasformare il lavoro non retribuito in lavoro per il mercato. Tutto questo va affiancato alle azioni per l’imprenditoria femminile“.

“La pandemia– ha spiegato la Chair W20- ha avuto degli effetti penalizzanti più per le donne. Dopo la crisi del 2008-2009 e quella del 2013 gli uomini non avevano ancora recuperato i livelli occupazionali pre crisi del 2008, mentre le donne si, pur essendo a livello più basso. Il primo nodo da affrontare- ha detto nel suo intervento- è che bisogna darsi una strategia per lo sviluppo dell’occupazione femminile.

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