’40 anni da Litfiba’, la vita e il rock di Ghigo Renzulli

Ghigo-Renzulli

È uscita l’autobiografia del chitarrista scritta con il giornalista della Dire, Adriano Gasperetti, e pubblicata da Arcana. Ecco il primo capitolo

ROMA – Quarant’anni di storia del rock, attraverso gli occhi e i ricordi di uno dei più famosi chitarristi italiani. Dall’esperienza Cafe’ Caracas, con Raf, alla nascita di una delle più longeve rock band italiane, i Litfiba. Federico “Ghigo” Renzulli racconta e si racconta nell’autobiografia ’40 Anni da Litfiba’, scritta con il giornalista della Dire, Adriano Gasperetti. Un racconto nudo e crudo, in cui riflette, ricorda, e traccia un percorso che va dall’infanzia all’esperienza londinese, fino alla nascita della band portata al successo con Piero Pelù. Pubblichiamo il primo capitolo del libro:

URLANDO AL MONDO

Electric Lady Studios, New York 1970. 50 anni dopo ci avrei missato due brani, ma in quell’anno Jimi Hendrix ci registrò il suo ultimo blues, Belly Button Window, un brano bellissimo e con un gran testo. Un bambino non ancora nato guarda fuori dalla “finestra dell’ombelico” di sua madre e, vedendo le facce tese e accigliate dei suoi genitori, si chiede se davvero lo vogliano. Fosse per lui, se ne tornerebbe anche nella terra degli spiriti dalla quale proviene, ma la situazione non è quella. Prendere o lasciare, hanno solo duecento giorni per decidere e poi lui verrà al mondo a dispetto dell’amore e dell’odio. Io sono come quel bambino e, anche se la vita è difficile, ho sempre voluto viverla pienamente, lottando con convinzione per quello in cui credo. Proprio per questo, in un lontano giorno di dicembre, tirai fuori la testa e lasciai il mio caldo rifugio urlando al mondo a pieni polmoni.
Sono nato il 15 dicembre 1953 a Manocalzati, un paesino sulle montagne dell’Irpinia, in provincia di Avellino, una località che fino a pochi anni fa era dimenticata da Dio ma che recentemente, con il boom delle aziende agricole e degli ottimi vini che produce, è rinata fino a diventare quella che ora chiamano “La Svizzera del Sud”.

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