AGI – Riprende dal luogo da dove partì il vecchio Abramo, la terra dei Caldei, la peregrinazione di Francesco papa del dialogo tra le religioni. Tornerà, Bergoglio, a salire la scaletta di un aereo dopo un anno di pausa imposta da una catastrofe di dimensioni bibliche, che ha imposto all’umanità nuovi orizzonti e nuovi fini. Meta del viaggio apostolico l’Iraq: culla di Ur da dove Dio trasse il Patriarca per condurlo verso la terra di Israele, promettendogli di benedire attraverso di lui tutti i popoli del mondo.

© Andreas Solaro/Afp
Papa Francesco (Afp)
Cuore del Medioriente e chiave dei suoi problemi, l’Iraq visto nell’ottica della Chiesa vuol dire: pace da ricostruire dopo lotte fratricide e assassini nel nome del fondamentalismo; ritorno da permettere a popoli perseguitati e violati; dialogo da lanciare con l’altra parte dell’Islam. Quel mondo sciita, vale a dire, che Bergoglio intende coinvolgere nella costruzione di quella fratellanza umana che già lo ha visto ragionare, ad Abu Dhabi, con i sunniti.
Non si esaurirà quindi, il viaggio, in una lista di richieste da presentare ad autorità civili che pure hanno mostrato interesse a reintegrare la comunità cristiana nei suoi diritti. L’altra metà del progetto, quella del dialogo interreligioso, si presenta altrettanto delicata e interessante. “Siete tutti fratelli” ha fatto scrivere il Pontefice nel logo della visita, e lo ha fatto scrivere in arabo, caldeo e curdo. Fratelli tutti, ripetuto ovunque e a chiunque.
E Wojtyla disse: “Smettetela, giovani senza esperienza”
E’ la prima visita di un Papa nel paese mediorientale. Già Giovanni Paolo II aveva sognato di vedere Ur passando per Bagdad, ma non si potè fare. Successive r