Beretta (Opal): “Licenze armi troppo facili, dubbi su attività sportive”

L’intervista alla Dire di Giorgio Beretta, analista di Opal e della Rete italiana pace e disarmo, organismo di coordinamento di diverse realtà italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo di armamenti e spese militari

ROMA – “Chi ha una licenza sportiva non è obbligato a praticare attività sportive e, proprio per questo, più della metà di coloro che detengono questa licenza non è iscritto ad alcuna Federazione: prende questa licenza solo per potere avere armi in casa”. A parlare e Giorgio Beretta, analista di Opal e della Rete italiana pace e disarmo, organismo di coordinamento di diverse realtà italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo di armamenti e spese militari, intervistato dall’agenzia Dire.

OTTENERE UNA LICENZA È TROPPO FACILE

“Chi ha una licenza sportiva- ha ribadito Beretta- non deve essere iscritto obbligatoriamente a una Federazione. Non è prevista, inoltre, alcuna visita medica specialistica, basta un’autodichiarazione del medico curante a cui segue una successiva visita presso la Asl competente. Con questi certificati poi bisogna ottenere un documento che attesti la capacità di maneggiare un’arma. Questi certificati, infine, vengono portati in Questura dove, se non ci sono impedimenti, viene approvata la licenza sportiva o quella relativa alla caccia. Di fatto basta davvero poco e, solitamente, nel giro di poco più di un mese viene rilasciata la licenza“.

MANCA TRASPARENZA SU DATI ARMI E LICENZE

“Le informazioni fornite dal Viminale e dall’Istat- ha precisato poi l’analista- non aiutano a comprendere la gravità del problema delle armi legalmente detenute. Né il Viminale né Istat forniscono rapporti sul numero di armi detenute legalmente in Italia e nemmeno sulle diverse tipologie di licenze in possesso dei cittadini. E anche i produttori di armi, a differenza di altre categorie, non diffondono dati sulle armi vendute. Servirebbe, inoltre, un’informazione precisa sulle armi utilizzate negli omicidi in modo da poter valutare se le norme attuali siano coerenti con la pubblica sicurezza. Un esempio: nel 2018 l’Italia è stata l’unico Paese a recepire la direttiva europea sulle armi in modo estensivo,

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