Di Annalisa Ramundo e Alessandra Farias
ROMA – Abruzzo, Marche e Umbria. Le regioni del centro Italia guidate dal centrodestra sembrano intenzionate ad una vera e propria offensiva contro il diritto ad abortire. Dagli ostacoli alla somministrazione della pillola RU486 fino all’inserimento di associazioni cattoliche dentro i consultori, le riforme, proposte o annunciate dalle giunte regionali scatenano la reazione delle reti femministe, intenzionate a mobilitarsi per non far passare questo “arretramento culturale terribile”.
MARCHE, RETE ‘MOLTO PIÙ DI 194’: MOBILITAZIONE CONTINUA IL 6 MARZO
Sulla RU486 “la situazione nelle Marche e’ grave: ha una percentuale di utilizzo estremamente bassa pari al 6% e viene somministrata solo in tre ospedali: Urbino, Senigallia e San Benedetto del Tronto”. A parlare all’agenzia di stampa Dire e’ Maria Assunta Vecchi, attivista della rete ‘Molto piu’ di 194′ oggi impegnata insieme ad altre associazioni del territorio nella mobilitazione femminista che da diverse settimane sta montando in seguito alla presa di posizione della giunta Acquaroli di opporsi alla somministrazione della pillola abortiva nei consultori della Regione Marche.
Il prossimo appuntamento, dopo la manifestazione del 6 febbraio ad Ancona e i flash-mob organizzati in diversi centri del territorio, e’ previsto a ridosso della Giornata internazionale della donna, sabato 6 marzo, quando, data la situazione incerta dovuta alla pandemia, “probabilmente ci sara’ un’iniziativa online- fa sapere Vecchi- La situazione e’ grave- spiega- considerando che, se la RU486 non viene utilizzata, con la chiusura della provincia di Ancona e gli ospedali che cominciano gia’ ad essere in affanno, le donne che vogliono interrompere una gravidanza dovranno ricoverarsi per tre giorni”.
A preoccupare le attiviste e’ che “l’annuncio della giunta di centro-destra – perche’ di annuncio finora si tratta – si trasformi in una delibera”, dice Vecchi. Secondo l’attivista, poi, il vero problema per ora e’ che “la pillola abortiva non c’e’ nemmeno negli ospedali. All’inizio la somministravano solo a Senigallia, gli altri due nosocomi ce li siamo sudati con le amministrazioni regionali precedenti, ed e’ stata lasciata fuori Macerata.