ROMA – Dal presidente del Consiglio Mario Draghi “abbiamo avuto un segnale importante”, innanzitutto per la scelta fatta in occasione delle consultazioni di ascoltare gli ambientalisti “come tutte le altre parti sociali”. Però “servono adesso investimenti strutturali per consentire alla rete di governare un forte accesso di elettricità da fonti rinnovabili” o gli obiettivi italiani ed europei non saranno colti. Si deve quindi mettere mano “urgentissimamente” al Piano nazionale energia e clima (PNIEC) e rettificare il Piano nazionale di ripresa e resilienza puntando a “potenziare l’azione sulla mobilità sostenibile, che fa parte dei compiti del ministero della Transizione ecologica” e che oggi è assente dal PNRR. Tutto ciò tenendo conto che il target italiano di riduzione della CO2 del 55% al 2030 è “ambizioso ma non impossibile” e che ciò “significa avere per il comparto elettrico il 70% di rinnovabili nel 2030 rispetto al 38% di oggi”. Questo rappresenta “una grande opportunità per il Paese” che “può mettere in moto investimenti per 100 miliardi senza ricorrere al Recovery fund, che dovremmo usare per tecnologie innovative creando nuovo Pil”. Così esponenti di punta dell’ambientalismo italiano – Stefano Ciafani, presidente di Legambiente; Pippo Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia; Anna Donati, responsabile mobilità sostenibile del Kyoto club; Agostino Re Rebaudengo, presidente di elettricità futura; Donatella bianchi, presidente del Wwf Italia – in un webinar sulle pagine Facebook di Legambiente e di ‘Nuova ecologia’.
Ciò detto, però, “gestire la transizione ecologica e la rivoluzione verde significherà stimolare e controllare tutti i ministeri“, e il nuovo dicastero assegnato a Roberto Cingolani “deve avere la capacità di rappresentare come organo interistituzionale questa transizione”
In occasione delle consultazioni “Draghi, oltre a raccontarci che cosa avrebbe voluto fare in un governo europeista, atlantista e con le politiche ambientali al centro, tra le cose emerse nel dibattito, e oltre ad ascoltarci lungamente, ci ha detto la sua, e ha anticipato la novità della nascita del ministero della Transizone ecologica“, dice Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. “Abbiamo avuto il segnale, importante, da parte di una figura istituzionale di spessore molto importante,