Non c’è la consueta fila di taxi davanti alla stazione ferroviaria. Il Teatro Ariston in via Matteotti passa quasi inosservato, se non fosse per il viavai di operai e quell’iconica insegna che da sempre, in questo periodo dell’anno, contraddistingue la kermesse musicale più famosa d’Italia. L’Agi è andata a vedere come Sanremo sta vivendo questi giorni, tra l’impennata di contagi Covid, che coinvolge l’area dell’estremo ponente ligure, e l’attesa di un Festival sicuramente diverso rispetto agli anni passati.
E la città si presenta così, in questo inizio febbraio: vuota e silenziosa, senza le code tra le viuzze strette del quartiere Pigna Vecchia, con le piazzette, i bistrot, i ristoranti praticamente deserti, senza le rincorse al vip di turno o gli appostamenti sotto gli hotel per intercettare il cantante del momento. E’ quasi una scena post apocalittica se paragonata allo stesso periodo del 2019, quando il Festival era finito e la città, spensierata, raccoglieva i suoi frutti. La kermesse quest’anno è stata posticipata ad inizio marzo, sarà senza pubblico e, molto probabilmente, la zona