Taekwondo per le spose bambine: così Maritsa aiuta le donne in Zimbabwe

Natsiraishe Maritsa ha 17 anni e vive ad Harare, dove ha creato il progetto Vulnerable Underaged People’s Auditorium, per insegnare alle ragazzine come difendersi ed avere fiducia in se stesse

ROMA – “Avevo 15 anni quando una delle mie più care amiche mi ha confidato che stava per sposarsi e che il fidanzato l’aveva picchiata solo perché aveva ‘buttato via i soldi’ comprando qualche snack. Quel giorno ho deciso di insegnare il taekwondo alle altre ragazze, per aiutarle a difendersi e ad avere fiducia in se stesse. Combatto così contro i matrimoni precoci“. Natsiraishe Maritsa ha 17 anni e vive ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. All’agenzia Dire racconta del suo progetto, Vulnerable Underaged People’s Auditorium, un’associazione composta da ragazze dai dieci anni in su, alcune delle quali anche sposate.

Il taekwondo è un’arte marziale coreana e uno sport da combattimento, divenuto disciplina olimpica nel 2000, basato sull’uso di tecniche di calcio, pugni e colpi a mano aperta. Maritsa, che dice di voler “contribuire a migliorare il mondo”, condivide fotografie nelle quali con il tradizionale dobok bianco indosso mostra orgogliosa varie medaglie. “Le ho vinte in varie competizioni nazionali, pratico questa disciplina da quando avevo cinque anni” racconta. “Mi ha aiutato ad aumentare l’autostima e ho pensato che potesse essere utile anche alle altre ragazze”.

Il problema dei matrimoni precoci è diffuso nello Zimbabwe: secondo stime della piattaforma Girls not Brides, che riunisce oltre 1.500 organizzazioni nel mondo, riguarda il 5 per cento delle giovani sotto i 15 anni e il 34 per cento delle ragazze sotto i 18 anni. Un fenomeno che coinvolge anche i ragazzi, anche se in misura minore: solo il 2 per cento si sposa prima della maggiore età.

La legge dello Zimbabwe fissa a 18 anni l’età legale per sposarsi. Esistono però fattori che incoraggiano le nozze precoci, tra cui la povertà, la mancanza di prospettive o una situazione familiare difficile, come nel caso dell’amica di Maritsa. “Aveva perso i genitori quando era piccola- ricorda- e viveva con la nonna”.

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