di Brando Ricci
ROMA – Ponte tra “mondi e psicologie” diverse; fonte di impulsi verso l’innovazione e la crescita; patrimonio di successi e formazione che può essere d’ispirazione: sono alcune delle potenzialità della diaspora albanese in Italia, protagonista del meccanismo ‘Connect Albania’. Il programma, cofinanziato dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale dell’Italia in partenariato con il governo di Tirana e implementato dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), è stato oggi al centro di un webinar.
L’iniziativa si colloca all’interno del programma ‘Coinvolgimento della diaspora albanese nello sviluppo sociale ed economico dell’Albania’ e vede la partecipazione dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Il meccanismo mira a incentivare gli esponenti della diaspora albanese a impegnarsi come agenti di sviluppo per attrarre e accompagnare gli investimenti nel Paese. Gli agenti fungeranno da intermediari e coinvolgeranno imprenditori e investitori italiani e albanesi residenti nel nostro Paese in attività imprenditoriali sull’altra sponda dell’Adriatico.

Secondo il ministro di Stato per la Diaspora albanese, Pandeli Majko, che ha definito l’Italia il “Paese più amico dell’Albania”, l’esperienza con la diaspora che vive nel nostro Paese farà da “modello” anche per successive collaborazioni con altri donatori. Majko, in questo senso, ha reso noto che il suo ministero sta negoziando con il dicastero delle Finanze di Tirana “l’istituzione di un centro permanente per lo sviluppo dei programmi dedicati a valorizzare il ruolo della diaspora”.
La sostenibilità è stata invece l’elemento centrale dell’intervento di Alberto Petrangeli, primo consigliere dell’ambasciata italiana a Tirana. Il diplomatico ha ricordato che ‘Connect Albania’ “vuole dare un ulteriore impulso a qualcosa che già sta avvenendo: 34.000 aziende in Italia sono infatti di proprietà di albanesi o italo-albanesi”. Una buona ragione per credere, secondo Petrangeli, che “questo progetto è pienamente sostenibile da solo e potrà proseguire anche una volta terminate le collaborazioni”.
Una tendenza, quella che vede le diaspore al centro dello sviluppo, bisognosa di un nuovo approccio a livello istituzionale. Ne è convinto il viceministro dell’Economia Besart Kadia,