In lockdown 4 femmicidi su 5 sono stati commessi da un convivente

AGI – La convivenza forzata come una ‘trappola’. E il lockdown che diventa un ‘acceleratore’ del femminicidio. E’ quanto emerge dal VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, secondo cui le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno.

Osservando i dati relativi ai femminicidi familiari consumati nei primi dieci mesi di quest’anno si rileva come il rapporto di convivenza, già prevalente nel 2019 (presente per il 57,6% delle vittime), raggiunga il 67,5% attestandosi addirittura all’80,8% nel trimestre del dpcm ‘Chiudi Italia’.

Quando, tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino. In valori assoluti, nel confronto tra i primi dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

Più vittime tra mogli e conviventi

Osservando i diversi ruoli familiari delle donne vittime di femminicidio si rileva una significativa crescita delle coniugi e conviventi (+13,5%), cui corrisponde una parallela flessione delle donne uccise da partner/amanti (-20%) e da ex coniugi/ex partner (-33,3%), a conferma di come la convivenza abbia costituito, nel corso dei primi dieci mesi del 2020, un consistente acceleratore del rischio omicidiario.

A subire le tragiche conseguenze della convivenza forzata sono state anche le madri, con 14 vittime nei primi dieci mesi di quest’anno rispetto ai 9 casi censiti nello stesso periodo del 2019 (+55,6%), uccise da figli spesso affetti da disturbi psichici che con la pandemia hanno visto allentarsi il sostegno psicologico di cui godevano o sono dovuti comunque rientrare in famiglia.

Diminuisce invece il numero delle figlie uccise da uno dei genitori (da 7 a 6 casi) e quello delle donne uccise da

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