ROMA – Nata a Roma ma oggi lavora come scienziata a San Diego. Ha all’attivo diverse pubblicazioni su importanti riviste scientifiche, prime fra tutte ‘Science’, ed è stata di recente citata pubblicamente durante un congresso a Washington da Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per la prevenzione delle malattie infettive statunitense. La ricercatrice Alba Grifoni ha ‘solo’ 34 anni ma già un curriculum di tutto rispetto. Originaria di piazza Bologna, ma cresciuta nel quartiere Eur, da sempre è appassionata di cellule T, le ‘guerriere’ del sistema immunitario in grado di combattere le aggressioni contro diverse infezioni virali.
DAL DOTTORATO AGLI STUDI SUL COVID-19
Dopo un dottorato di ricerca in Immunologia, conseguito all’Università Tor Vergata, e un’esperienza lavorativa a Sofia, in Bulgaria, la dottoressa Grifoni è approdata nel 2016 a ‘La Jolla Institute of Immunology’, in California, dove fa la ricercatrice nel laboratorio diretto da un altro italiano, Alessandro Sette. Ed è proprio qui che, combinando approcci sperimentali e previsioni computazionali, indaga sulle risposte dei linfociti T contro diverse infezioni virali come Dengue, Zika, Chikungunya e, più recentemente, contro il Covid. Per saperne di più l’agenzia Dire l’ha intervistata.
– Per il suo studio sul Covid-19 è stata inserita tra i finalisti dell’Embassy of Italy Award, il premio assegnato dall’Issnaf, la fondazione che riunisce scienziati e accademici italiani attivi in laboratori, università e centri di ricerca nel Nord America. Ma qual è il cuore della sua ricerca?
“Abbiamo iniziato i nostri studi proprio all’inizio dell’epidemia, intorno alla fine di gennaio, ed eravamo interessati a capire quale fosse la risposta immunitaria contro il virus. E la domanda che ci siamo posti era molto importante, perché senza una risposta immunitaria un vaccino non avrebbe funzionato. Per questo abbiamo deciso di andare a prelevare pazienti o campioni di sangue di pazienti convalescenti, cioè che avevano avuto un’infezione ma un andamento lieve della malattia, perché cercavamo di avere pazienti che si comportassero più similmente al resto della popolazione. Come sappiamo, infatti, la maggior parte delle persone che si infettano con SARS-CoV-2 ha un andamento della malattia lieve o addirittura asintomatico. Prelevando questi campioni, quindi, siamo andati ad analizzarli. La risposta immunitaria ha diverse componenti, ma la principale che il vaccino vuole utilizzare è la produzione di anticorpi.