AGI – Avevamo imparato a vederle per strada, silenziose e discrete, le tute mimetiche dell’Esercito, nei centri delle città e vicino ai luoghi sensibili, dopo l’avvio dell’operazione ‘Strade sicure’. Stiamo imparando a vederle sempre più vicine ai camici di infermieri e medici, negli ospedali da campo, nei ‘drive through’ per i tamponi, come quello allestito al parcheggio del parco di Trenno a Milano, e infine nei centri per il triage avanzato, come quello sistemato in via Novara.
Abbiamo poi, in piena emergenza, imparato a fidarci di uomini e donne in camice e con un grado militare, perché l’impegno delll’Esercito è quello di ‘dare una mano’ nel disastro causato dal Covid alle nostre vite. Il fulcro dell’impegno, deciso dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è l’ospedale militare di Baggio, a Milano, che ha cominciato la sua attività in un nebbioso giorno di marzo, mentre la città era sul punto di capitolare alla prima ondata.
Da quel giorno non ha mai smesso di lavorare. La struttura ha aperto le porte all’AGI nel pieno della seconda ondata. L’ospedale che si trova nella estrema periferia a sud ovest della città appare silenziosa, ma operosa: la porta scorrevole si apre, il prato, ben curato, è decorato con lo scudo bianco e rosso della città e la scr