ROMA – Mentre la pandemia da Sars-CoV-2 continua a tenere il Servizio sanitario nazionale in situazione emergenziale, le istituzioni sanitarie italiane e internazionali si stanno preparando all’arrivo dei vaccini, attesi per i primi mesi del 2021. Le caratteristiche tecnico-farmaceutiche che li contraddistinguono e li differenziano dai vaccini fino ad oggi in commercio per le altre malattie infettive, rendono necessaria una nuova strategia logistico-distributiva, definita nei giorni scorsi dall’Unione Europea come “alta priorità continentale”, per garantire una loro adeguata distribuzione. Su questo interviene la Società italiana di Farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie (Sifo): “I vaccini anti-Covid.19 potrebbero arrivare presto, ma il nostro Paese deve essere attrezzato ed organizzato per tutti gli elementi della supply chain specifica, che comprende arrivo in Italia, stoccaggio, conservazione appropriata e distribuzione sicura al destinatario finale. I vaccini in arrivo, come è già noto, presenteranno caratteristiche di trasporto, di conservazione e di stabilità dopo lo scongelamento molto differenti, con problemi che riguardano la temperatura di conservazione degli stessi (in alcuni casi a temperature inferiori ai -70 gradi) e la stabilità dopo lo scongelamento (5-7 giorni a 2-8 gradi)”.
LEGGI ANCHE: Covid, i medici: “La vaccinazione durerà per tutto il 2021”

Arturo Cavaliere, presidente Sifo
“Le strutture di farmacia ospedaliera presenti in tutto il territorio nazionale sono in grado di gestire in sicurezza i farmaci- sottolineano il presidente Sifo, Arturo Cavaliere ed il segretario nazionale, Marcello Pani- ed i vaccini finora utilizzati nella pratica clinica vengono gestiti di routine con temperature differenziate, anche particolarmente basse (2-8 gradi), e che solo raramente raggiungono -20 gradi. Le criticità principali dei vaccini anti-Covid.19 sono determinate dai quantitativi e di conseguenza dai volumi imponenti (sono attese milioni di dosi), e dalle temperature molto basse di conservazione (-20 e/o -70 gradi) che dovremo gestire nelle nostre strutture: per questo sarà quindi necessario riorganizzare da subito gli spazi o individuarne di nuovi, attrezzandoli in maniera conforme alla normativa e alle direttive vigenti per lo stoccaggio e conservazione”.
LEGGI ANCHE: Vaccino anti Covid: pronto il contratto con Curevac per 405 milioni di dosi
Le farmacie ospedaliere hanno una lunga esperienza di gestione dei prodotti termosensibili e tutta la ‘Cold chain’ è da tempo governata con sicurezza e riferimenti chiari,