ROMA – Regressioni nelle competenze caratterizzata dalla perdita di alcune capacità di base e di apprendimento per i più piccoli e perdita della forma fisica oltre a segni di disagio mentale, incluso un aumento dei disturbi alimentari e dell’autolesionismo, per i più grandi. Sono solo alcuni degli aspetti registrati dall’ultimo rapporto dell’Ofsted (Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills) sugli effetti negativi che la pandemia sta avendo su bambini e ragazzi.
LA RICERCA
La ricerca è stata condotta in 900 centri educativi del territorio inglese tra settembre e ottobre 2020 e ha messo in evidenza come, da un punto di vista cognitivo, l’impatto della pandemia si sia sviluppato su quattro aree diverse: impatto scolastico, impatto cognitivo, impatto fisico e impatto sociale. Alcuni bambini con genitori che avevano un lavoro meno flessibile e quindi non riuscivano a seguirli direttamente, hanno dimenticato i progressi fatti con numeri e parole, altri hanno scordato come si usano coltello e forchetta a tavola e altri ancora sono tornati all’uso del pannolino che avevano ormai abbandonato.
Nei più grandi i ricercatori hanno riscontrato anche che molti attualmente mancano di resistenza nella lettura e nella scrittura. “Non dobbiamo meravigliarci. Quando accadono situazioni socialmente molto forti è chiaro che tutti ne risentiamo e le persone più sensibili e più vulnerabili hanno, ovviamente, delle ricadute maggiori”. Commenta così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), lo studio dell’organo di vigilanza inglese e aggiunge: “Sono aspetti che in Italia avevamo già rilevato da mesi e di cui adesso stiamo registrando un peggioramento”. Per quanto riguarda gli adolescenti, per esempio, “immaginavamo che con la fine del lockdown avremmo avuto le strade invase dai ragazzi, ma così non è stato- rileva lo psicoterapeuta- molti sono rimasti in casa, e da qui l’espressione ‘sindrome della capanna’. Abbiamo riscontrato una tendenza dei ragazzi a chiudersi e ad utilizzare il cellulare come unico referente per la relazione“, sottolinea Castelbianco. Ora “quello che vediamo è che stiamo passando dalla ‘sindrome della capanna’ al problema degli hikikomori, ossia ragazzi chiusi in casa per almeno sei mesi consecutivi che vivono solo col loro computer”.
I GRUPPI DI SOSTEGNO DELL’IDO
In virtu’ di questo l’IdO,