ROMA – “Io e mia figlia ci siamo nascoste nella soffitta del casale, hanno rotto la porta per entrare e me l’hanno strappata dalle braccia. La bimba era terrorizzata, piangeva e disperata mi diceva ‘Mamma aiutami‘. L’hanno portata via con un vestitino, scalza, senza ciabattine, senza vestiti di ricambio, e mi hanno detto che fuori dal casale e’ stata avvolta in un telo. Mio padre, che insieme a me resisteva, è stato chiuso nel box. Ci hanno puntato le armi contro e alzato le mani”. E’ Sabrina (nome di fantasia, ndr) a ricordare per DireDonne quel “maledetto 10 agosto scorso”, quel blitz eseguito da “un plotone di forze dell’ordine, vigili del fuoco, guardie zoofile, infermieri, assistenti sociali, 25 persone mi hanno riferito alcuni, altri testimoni addirittura 32” che ha portato Susy, di soli 7 anni, in una casa famiglia. Da allora non la vede e non la sente. “Una bimba serena, socievole, piena di amici” alla quale questa Mamma marchigiana, 38 anni, occhi azzurro cielo, proprietaria di un’azienda agricola a Civitanova, che è anche una fattoria didattica, vuole far sapere, angosciata per quanto secondo lei le staranno raccontando: “Non ti ho abbandonata, io ti aspetto tutti i giorni”.
“Il provvedimento del Tribunale per i minorenni di Ancona- spiega Sabrina- al quale io e il mio legale, l’avvocato Carlo Priolo, ci siamo opposti, ci è stato letto quel giorno tipo proclama medioevale mentre il mio avvocato era in viva voce. Quello successivo e ultimo prevede il mio inserimento in casa famiglia, anche diversa da quella di mia figlia, e incontri protetti. Ma protetti da chi? Dalla Mamma che l’ha cresciuta?” si domanda questa donna.
Che poi torna indietro con la memoria, a quando resta incinta e racconta di aver cresciuto sua figlia da sola, con l’aiuto dei suoi genitori. “Sette anni fa, nel 2013, è nata la mia bimba e il padre l’ha riconosciuta solo dopo, nel 2015. È venuto quattro volte a conoscerla, e in uno di questi episodi mi ha alzato le mani e l’ho denunciato”.