AGI – Mentre le compagnie farmaceutiche occidentali che stanno sviluppando un vaccino hanno appena ultimato di arruolare gli ultimi volontari per il completamento della fase III della sperimentazione clinica dei loro vaccini, il governo cinese sta cominciando a cogliere i frutti della sua offensiva diplomatica basata proprio sulla messa a disposizione in tempi rapidi di un vaccino e a costi contenuti.
Dall’Ungheria a Israele, passando per i paesi del Golfo Persico, il Brasile quelli del Sud Est Asiatico, per non parlare dell’Africa dove la Cina sta implementando una vera e propria infrastruttura di distribuzione del vaccino, sono ormai diversi i paesi che hanno avviato una concreta collaborazione con il governo di Pechino su questo fronte e hanno anche stretto importanti accordi politici con conseguenze che arrivano a mettere in fibrillazione la stessa Unione europea.
Vivian Loonela, portavoce della Commissione europea, ha infatti ricordato che “i vaccini devono essere approvati a livello Ue” con un procedimento che ne garantisce “l’efficacia e la sicurezza” escludendo la possibilità che un Paese inizi a distribuire un vaccino non autorizzato a livello Ue, come ipotizzato dalle autorità ungheresi.
Nei giorni scorsi il Premier Viktor Orban aveva annunciato che il suo paese era in trattativa con la Cina e con la Russia per i vaccini e che, a partire dal prossimo mese di aprile avrebbe potuto avere la disponibilità di alcune dosi di vaccino proprio da questi paesi. Le dichiarazioni di Orbana hanno fatto scattare la reazione dell’Unione Europea che, attraverso la Commissaria Ursula Von der Leyen, ha costruito una politica unica per l’intera Ue sul vaccino, grazie alla quale “l’Ue potrà contare dalle 20 alle 50 milioni di dosi di vaccino al mese a partire da aprile”.
“Nella migliore delle ipotesi