‘Tudo incluido’, a Catania giro d’affari nella compravendita della cittadinanza italiana

PALERMO – Un “comitato d’affari”, a carattere transnazionale, era operativo a Catania nella compravendita della cittadinanza italiana attraverso il sistema del cosiddetto ‘Iuere Sanguinis’ in favore di brasiliani e “con la compiacenza” di impiegati “infedeli” del Comune. L’indagine, denominata ‘Tudo incluido’, è portata avanti dalla polizia. Questi i reati ipotizzati: associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato dalla transnazionalità e dal fine del profitto, corruzione e falso in atto pubblico.

DODICI MISURE CAUTELARI E UN GIRO DI AFFARI DI 256MILA EURO

L’indagine ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari: nove arresti domiciliari e tre obblighi di firma. Il giro d’affari accertato è di circa 265mila euro. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della sezione Criminalità straniera e prostituzione della questura di Catania è finito un sistema tra Brasile e Italia scoperto grazie a servizi sotto copertura e a telecamere installate negli uffici comunali. Due, secondo gli inquirenti, i promotori del sistema: un 55enne titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche che da diversi anni vive a Catania, A.M.L., e un italo-brasiliano di 55 anni, N.R., al momento irreperibile, che vive nel Paese del Sudamerica. Quest’ultimo aveva il compito di agganciare i clienti, assistere i brasiliani che rivendicavano il diritto ad acquisire la cittadinanza italiana e incassare gli acconti. L’organizzazione poteva contare su “una fitta rete di impiegati del Comune di Catania compiacenti – spiegano dalla questura etnea – deputati ad accelerare l’iter di acquisizione della cittadinanza italiana, attribuendo priorita’ di trattazione alle pratiche”. Questi ultimi avrebbero poi adottato anche atti contro legge. Per gli inquirenti al Comune di Catania esisteva una vera e propria “squadra”, in cui ciascuno degli indagati aveva “una propria competenza”: tra loro un vigile urbano addetto ai controlli sulle residenze, un’impiegata dell’ufficio Stranieri, la responsabile dell’ufficio Cittadinanze e un addetto all’archivio di Stato civile. La “squadra” riusciva a controllare le pratiche e a esitarle velocemente “anche in spregio – dicono gli investigatori – alle norme di settore”.

Nella cerchia degli impiegati pubblici considerati “infedeli”, inoltre, anche un ufficiale di Anagrafe dell’ufficio Stranieri,

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