ROMA – “Questa semplicità nel raggiungere gli obiettivi vanifica la spinta di partenza. Se noi volessimo realizzare immediatamente un risultato basterebbe fare una copertina su cui ci presentiamo nudi, oggi anche questo purtroppo può essere una chiave di lettura attuabile. Nel volere in qualche modo andare ad occupare uno spazio nella musica ci si dimentica di certe regole, che sono fondamentali: prima di tutto la convinzione di volere raccontare e mettere a disposizione il proprio talento per imporre un pochino il proprio messaggio e la propria identità. Però la fretta, spesso, di raggiungere certe posizioni è una cattiva consigliera”. Così Renato Zero commenta alla Dire la nuova scena contemporanea musicale, con cui si è ‘scontrato’ un mese fa quando è stato accostato alla figura di Achille Lauro: “Riesce ad affermarsi con poco. Io mi sono fatto il mazzo. Cantavo la periferia, non ero un clown”, aveva detto Zero.
Degli artisti giovani parla anche in ‘Zerosettanta – Volume Due, disponibile da oggi e
presentato in streaming sulla piattaforma Zoom. Nella tracklist dell’album – che segue Volume Uno (uscito il 30 settembre), e che precede il debutto del terzo e ultimo capitolo del progetto discografico, disponibile dal 30 novembre – c’è ‘Troppi cantanti pochi contanti’: una canzone trascinante, scandita da ritmi carioca e assonanze irriverenti. Un dialogo tra un autocelebrativo Zero, sempre perfettamente in equilibrio sul filo della provocazione, e i cantanti della nuova generazione, prontamente e ironicamente messi in guardia: “chi prende il mio posto si impegni di più”, recita un passo del pezzo. “Fa tenerezza vedere ‘chi spara di più vince’, questa mi sembra una filosofia discutibile. Vince, invece, la sperimentazione, lo stare in una cantina anche umida, in cui l’umidità si sente anche un po’ nelle ossa, e siamo lì perché vogliamo sacrificarci per ottenere un risultato. Ma soprattutto vince anche l’abbandono della tastiera del computer e tutti i possibili plug-in esistenti per dare spazio in quella cantina umida al batterista, al chitarrista, al bassista e a tutti gli strumentisti e che questi possano riprendere finalmente il loro posto nella realizzazione di prodotti discografici e ristabilire la manualità,