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Medio Oriente, Jabarin (Al-Haq): “Ultimo colpo alla soluzione dei due stati”

ROMA – “Gli ‘Accordi di Abramo’ sono una dichiarazione di guerra: il governo di Benjamin Netanyahu non ha mai lavorato seriamente al dialogo e alla pace con i palestinesi; al contrario in questi anni ha aumentato la morsa dell’occupazione militare, uccidendo, imprigionando e spingendo nella povertà migliaia di palestinesi. Se temo una nuova intifada? Potrebbe accadere di peggio“. Shawan Jabarin è il direttore di Al-Haq (“diritto”, in arabo), ong che dal 1979 si batte per i diritti dei palestinesi.

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Jabarin ha un passato di attivismo politico, riconosciuto da organizzazioni internazionali per i diritti umani. Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, per il suo ruolo nel Fronte per la liberazione della Palestina, trascorse sei anni nelle prigioni israeliane con l’accusa di partecipazione a un gruppo terrorista.

All’agenzia Dire che lo ha contattato all’indomani della “normalizzazione” dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, promossa dagli Stati Uniti con gli “Accordi di Abramo”, Jabarin dichiara: “Mentre ero in carcere lessi il libro di Netanyahu ‘A place among the Nations’. Era il 1993 e il futuro premier spiegava che l’unica via per Israele per raggiungere i propri interessi era sconfiggere gli arabi e i loro governi. Ai palestinesi sta facendo questo”.

Secondo il direttore di Al-Haq, “è oggettivo che nei Territori stanno aumentando arresti arbitrari, violenze e uccisioni indiscriminate da parte delle forze israeliane, nonché la confisca delle terre e le restrizioni ai diritti economici e civili dei palestinesi”.

Jabarin quindi osserva: “Una ventina di anni fa, quando chiedevamo ai governi europei sostegno per la nostra causa, ci sentivamo rispondere che il modo migliore era che mantenessero le relazioni con Israele e quindi il dialogo come strumento per la pace. Ma questo non ha portato a nessun cambiamento, anzi: la colonizzazione è stata accelerata. Per questo non credo affatto che la normalizzazione dei rapporti con le monarchie del Golfo possa garantire la fine del conflitto”.

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