Tunnel o ponte sullo stretto di Messina? Legambiente: “Resta una cattedrale nel deserto”

AGI – “Il governo Conte punta sul tunnel mentre i governi Berlusconi puntavano sul ponte ma” per quanto riguarda lo Stretto di Messina “nulla cambia: il problema è sempre uguale. Una volta che arrivi a Messina o a Reggio Calabria ti muovi nello stesso paese che c’era tra gli anni ’60 e ’70. Questo Paese, più che di parole, ha bisogno di grande concretezza. È un Paese che non vuole più essere preso per i fondelli“. Così Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente nazionale di Legambiente, commenta con AGI la proposta del Premier di realizzare “un miracolo di ingegneria, una struttura leggera ed eco-sostenibile e nel caso anche sottomarina”.

Per Ciafani che il governo decida di abbandonare il progetto del ponte per sposare quello sul tunnel non modifica il problema di fondo. Entrambi, infatti, sono progetti che “dal punto di vista ingegneristico si possono fare, nonostante i problemi di sismicità di quella zona” ma prima è necessario “far muovere i cittadini che vivono in Calabria e in Sicilia in maniera umana. Perché oggi si muovono in maniera disumana. Prima si fa tutto il resto, poi ragioniamo se c’è bisogno di spendere tutti quei soldi per fare un’opera faraonica che permette di ridurre il tempo di viaggio da 30 a 7 minuti”.

Secondo Legambiente, insomma, cambia la forma ma non la sostanza perché il ponte, o il tunnel, di Messina, resta “una cattedrale nel deserto. Chi conosce le modalità di trasporto di merci e persone in Calabria e in Sicilia, ma anche nelle altre regioni del Sud, sa che c’è un Paese diviso in due. Nel Centro-Sud ci si muove in maniera a

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