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VIDEO | In Somalia la formazione anti Covid si fa con le università italiane

“Dal 2015 stiamo sostenendo la rinascita dell’Università nazionale somala, che aveva chiuso dopo la fine del regime di Siad Barre nel 1991″ sottolinea il rappresentante di Aics. “Nel corso degli anni hanno aperto nuovi corsi ed è stato chiesto un aiuto agli atenei italiani, che si sono attivati con un consorzio che coinvolge le facoltà e i talenti migliori”.

Una delle sfide, con il finanziamento dell’istruzione del terzo livello, un impegno distintivo della Cooperazione italiana, “sarebbe dotare la pubblica amministrazione di quadri giovani in grado di rimpiazzare i dirigenti attuali, laureati prima del 1991 e prossimi alla pensione”.

Al seminario stanno partecipando docenti ed esperti di molte università, dalla Sapienza a Roma Tre, da Firenze ai politecnici di Milano e Torino, da Roma Tor Vergata alla facoltà di medicina di Pavia. Non scontata l’organizzazione logistica. “Anche prima del Covid-19, con la Somalia tra i Paesi più colpiti nel Corno d’Africa, c’erano problemi a spostarsi a causa del rischio di attentati terroristici” sottolinea Giordano.

“Per questo è stata affittata una sala conferenze in uno degli hotel più sicuri di Mogadiscio, dove ieri seguivano in presenza 37 persone; collegate poi 43 postazioni in tutta la Somalia, con la partecipazione dei medici in prima fila nelle strutture riconosciute anti-Covid”. Tra queste l’ospedale Giacomo De Martino, edificato dagli italiani durante il periodo coloniale, divenuto centro di riferimento contro il nuovo coronavirus a livello nazionale.

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